I test genetici per la Diagnosi Preconcezionale e Prenatale

La Diagnosi Preconcezionale

Per indagine preconcezionale si intende la ricerca, tramite analisi genetiche, dei portatori sani di eventuali danni genetici , silenti nel portatore, ma trasferibili alle generazioni successive con il concepimento. Entrambe le tecniche si effettuano con un prelievo di sangue.
Il rischio di patologie genetiche è sempre presente , a prescindere dalla familiarità; è aumentato in caso di familiarità con soggetti affetti o portatori. Non potendo ad oggi, curare patologie genetiche è importante poterle prevenire .
Le modificazioni del numero o della struttura dei cromosomi, possono determinare malformazioni, ritardo mentale, aborti o alti tipi di patologie. Queste modificazioni causano le “malattie cromosomiche”.
Circa il 40 % degli embrioni presenta un difetto nel corredo cromosomico e la maggior parte di questi viene abortita spontaneamente perché incompatibile con la vita . Anche le modificazioni dei singoli geni (mutazioni) determinano patologie denominate “malattie monogeniche” le quali si possono trasmettere con modalità autosomica dominante, autosomica recessiva, X-linked, Y linked e mitocondriale. Nel genere umano sono note più di due mila malattie monogeniche.
Conoscere il proprio assetto cromosomico con l’analisi del cariotipo e l’analisi molecolare di alcuni geni permette di sapere a priori il rischio eventuale individuale e di coppia per un futuro concepimento

La Diagnosi Prenatale
L’impiego delle tecniche di diagnosi prenatale è volto ad identificare patologie che interessano il concepito su base genetica, infettiva, farmacologica o ambientale per capire, già in gravidanza, il suo stato di salute.
E’ possibile prevedere la presenza di eventuali patologie genetiche nel feto, e per questo le tecniche si dividono in due gruppi:
– i test di screening non invasivi, cui appartengono ad esempio la Translucenza Nucale, il Bi-Test o il NIP-Testing.
Questo tipo di test si effettua quando in famiglia non sono evidenziabili rischi particolari, ma si vuole comunque essere più tranquilli in quanto si possono sempre verificare durante il concepimento alterazioni cromosomiche come aneuploidie o duplicazioni o delezioni di tratti di cromosomi che portano anche a patologie molto serie se il prodotto del concepimento non esita spontaneamente in aborto.
-i test diagnostici invasivi, quali la villocentesi, l’amniocentesi e la funicolocentesi.
Quest’ultimi sono necessari se i genitori sono portatori sani di alterazioni cromosomiche o di mutazioni a carico di alcuni geni come la Fibrosi Cistica o la Beta Talassemia ,analizzabili con le tecniche di biologia molecolare .
L’analisi citogenetica è stato il primo metodo di analisi del genoma. le tecniche citogenetiche che analizzano i cromosomi, ad una risoluzione media di 320 bande, consentono di identificare riarrangiamenti (patologie cromosomiche) . L’uso poi di sostanze fluorescenti ha permesso di sviluppare l’ibridazione in situ fluorescente (FISH), basata sul legame diretto di un fluorocromo con le basi del DNA. In questo modo si è aumentata la risoluzione dell’analisi e la possibilità di evidenziare riarrangiamenti cromosomici submicroscopici, Poi si è passati all’ibridizzazione genomica comparativa (CGH) , tecnica che analizza sui cromosomi le variazioni del numero delle copie dei cromosomi, valutando l’aumento o la perdita di cromosomi

Le tecniche di biologia molecolare che invece analizzano i geni (patologie geniche) hanno livelli risolutivi significativamente più elevati, da svariate coppie di basi alle singole basi.
La prevenzione delle malattie mendeliane utilizza lo screening dei “portatori sani” per intercettare le coppie a rischio di malattie recessive comuni o per le quali esiste nella famiglia uno specifico rischio . Un esempio è la prevenzione della beta talassemia omozigote, come per la fibrosi cistica (FC), causata dalle mutazioni del gene CFTR. La recente introduzione della tecnologia NGS ( Next Generation Sequencing) consente l’analisi contemporanea di molti tratti di DNA in tempi brevi sia nell’analisi post natale che in quella prenatale per verificare o escludere la presenza di mutazioni patologiche in geni responsabili di patologie genetiche. La prevedibile evoluzione delle tecnologie NGS amplierà le possibilità di screening dei portatori di geni associati a molte malattie genetiche.
La nuova recente tecnica di screening prenatale non invasiva detta NIP Testing consiste nell’analisi del DNA fetale presente nel sangue materno e sono effettuabili in un’epoca gestazionale molto precoce , dalla 10° settimana di gravidanza.
Questi Test eliminano il rischio di aborto che, anche se molto basso, va sempre valutato soprattutto in particolare in gravidanze da riproduzione assistita e la sempre maggiore affidabilità di queste metodiche non invasive, le rendono maggiormente proponibili
La scoperta che nel sangue materno vi sono piccoli frammenti di DNA fetale libero circolante, ha permesso di sviluppare una tecnica chiamata NIPT(Non Invasive Prenatal Testing) per analizzare le aneuploidie cromosomiche più frequenti e da poco anche alcune delezioni di tratti di cromosoma più frequenti. Ad oggi questo tipo di analisi è validato per lo screening delle trisomie a carico dei cromosomi 21, 13, 18 e delle aneuploidie dei cromosomi sessuali X e Y. Il NIPT in questo caso può essere un valido ausilio, un test utile a valutare l’opportunità di eseguire o meno un esame diagnostico invasivo.
E’ importante consentire alla coppia di decidere liberamente e consapevolmente se portare a termine la gravidanza avendo tutti i dati per la scelta . Non escludono però l’errore dell’1 % del rischio di partorire un feto affetto da quelle cromosomopatie che vengono indagate attraverso i test di screening non invasivi .
Il passo successivo è quello di effettuare una ecografia morfologica alla ventesima settimana che possa evidenziare o escludere anche quelle alterazioni strutturali che non sono necessariamente collegate a danno genetico.
In caso di rischio elevato di eventuale presenza di patologie cromosomiche, sospettate per familiarità, è più opportuno l’uso di tecniche diagnostiche invasive come la villocentesi o l’amniocentesi; a seconda del tipo di patologia sospettata o conoscendo che i genitori sono portatori del rischio in modo da poter eventualmente decidere per una eventuale interruzione nel tempo più breve possibile qualora la coppia decida in tal senso .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *