Nutrizione in età pediatrica

La scienza della nutrizione investe in pieno e trasversalmente l’area pediatrica, soprattutto perché occupa un ruolo primario nella crescita e nello sviluppo del bambino sano, particolarmente durante i primi anni di vita.
La crescita del bambino è la caratteristica tipica dell’età pediatrica e quando si ragiona sulle raccomandazioni nutrizionali per questa fascia di età è il fattore che rappresenta la variabile che maggiormente incide nella sua determinazione. Infatti, la crescita è un indicatore sensibile dello stato nutrizionale e le devianze da una crescita fisiologica sono associate con un più elevato rischio di patologie sia a breve che a lungo termine.
Le indicazioni nutrizionali in età pediatrica, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, cambia molto rapidamente a seconda della fascia di età che si prende in considerazione. Verranno riportati di seguito i diversi focus che caratterizzano la nutrizione del bambino fisiologicamente sano a partire dai primi mesi di vita fino all’età adolescenziale.
Dai primi giorni di vita fino ai sei mesi, il latte materno rappresenta l’unico alimento e bevanda di cui il neonato prima e il lattante dopo ha realmente bisogno. Da qui derivano le raccomandazioni dell’OMS sull’allattamento al seno esclusivo a richiesta nei primi 6 mesi di vita e la sua prosecuzione durante l’interno periodo del divezzamento. Il latte vaccino può essere introdotto solo a partire dal secondo anno di vita. Ma come mai il latte materno gode di cosi tanta importanza e perché dovrebbe essere preferito ai latti formulati ? I motivi sono davvero molti e se ne trovano continuamente di nuovi.
Il latte materno è in grado di modificare la sua consistenza e composizione a seconda delle esigenze nutritive del neonato. In particolare, la composizione stessa del latte materno è variabile nel corso della singola poppata, nell’arco della giornata e durante le varie fasi dell’allattamento al seno (colostro, latte di transizione, latte maturo). È esplicativo citare, a titolo di esempio, che il latte prodotto da una donna che ha partorito pretermine ha un contenuto in proteine maggiore rispetto a quello prodotto da una gestante che ha partorito a termine.
Numerosi dati confermano notevoli differenze tra le curve di crescita e di incremento di massa corporea nel primo anno di vita tra i bambini allattati al seno e con latte artificiale. In particolare, i bambini allattati con la formula pesano e crescono meno nei primi 6 mesi di vita, ma sviluppano un peso significativamente più alto nel secondo semestre di vita rispetto ai bambini allattati al seno. A questi dati se ne aggiungono altri che testimoniano come i bambini che sono stati allattati al seno per i primi 6 mesi di vita, a 5-6 anni di età hanno una prevalenza significativamente inferiore di sovrappeso e obesità rispetto ai bambini allattati con il latte artificiale.
Ma i vantaggi di un allattamento al seno portato avanti almeno per i primi 6 mesi di vita non finiscono qui. Infatti, i bambini allattati al seno hanno una pressione arteriosa più bassa, esprimono uno sviluppo neuro-comportamentale migliore (maggiore quoziente intellettivo), sviluppano un microbiota più sano, manifestano una più bassa prevalenza di malattie allergiche e presentano un minor rischio di infezioni.
A partire dai 6 mesi di vita il latte materno da solo diventa inadeguato a soddisfare i fabbisogni del lattante, sia da un punto di vista energetico-proteico che di micronutrienti, soprattutto per quanto riguarda il ferro, lo zinco e alcune vitamine, come la vitamina A e D. Per questo a partire dai 6 mesi di vita si inizia il divezzamento, ovvero l’introduzione di tutti quegli alimenti differenti dal latte materno. Nel lattante l’unico supplemento liquido in alternativa al latte deve essere l’acqua.
Il divezzamento complementare, almeno fino al primo anno di vita, consente unitamente di soddisfare i fabbisogni del lattante e di continuare a sfruttare tutte le componenti vantaggiose del latte materno. Tra queste ce ne sono due particolarmente importanti, ovvero la capacità del latte materno di svolgere un’azione preventiva nei confronti dello sviluppo della celiachia e delle allergie alimentari in bambini con una familiarità.
I prodotti alimentari per il divezzamento possono essere sia di preparazione domestica che industriale. Tuttavia, si dovrebbe esprimere una preferenza per i prodotti industriali, in quanto questi presentano un’elevata sicurezza legata alla selezione delle materie prime, a un rigido controllo microbiologico e per la presenza di contaminanti e a modalità di preparazione ottimali.
Le prime pappe in genere sono consumate intorno all’ora di pranzo e prevedono un brodo vegetale con l’aggiunta di creme di cereali e olio extra vergine di oliva. I cereali utilizzati per primi sono quelli senza glutine, come riso, mais e tapioca anche se l’introduzione tardiva di cereali contenenti glutine (oltre 7 mesi di età) non è consigliabile. Nel giro di pochi giorni si introduce la carne, necessaria per soddisfare i fabbisogni di proteine, ferro e zinco. Dopo circa 20 giorni si introduce il formaggio a pasta molle. Progressivamente si aumenta la variabilità delle verdure, della frutta e dei cereali, tra il 7° e l’8° mese si introduce il pesce, il mese successivo i legumi e quello dopo ancora il tuorlo d’uovo. A 13 mesi viene infine introdotto il latte vaccino e l’albume d’uovo. L’aggiunta di zucchero, miele o sale alle pappe del lattante non è consigliata almeno fino al compimento del primo anno di vita per evitare di abituare il bambino a gusti dolci e salati.
Questa progressività nell’aggiunta dei singoli alimenti viene mantenuta per tenere sotto controllo la reazione del lattante alle singole classi di alimenti, tuttavia non ci sono prove che l’introduzione tardiva di alimenti potenzialmente allergizzanti diminuisca il rischio di sviluppare un’allergia alimentare.
A partire dal primo anno di età, ovvero alla fine del divezzamento, il bambino avrà a disposizione tutti gli alimenti per poter soddisfare i propri fabbisogni energetici e di nutrienti. L’età prescolare viene riconosciuta come una delle fasi della vita in cui è possibile promuovere con successo corrette abitudini alimentari e stile di vita attivo.
Una dieta scorretta è oggi il principale fattore di rischio per lo sviluppo in età adulta di malattie cronico degenerative (obesità, diabete, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari). La tipologia dietetica che oggi più viene correlato a un miglioramento dello stato di salute è la dieta mediterranea.
La dieta mediterranea si basa su un consumo giornaliero di prodotti di origine vegetale, come 2-3 porzioni di cereali integrali, 3 porzioni di verdura, spezie, 2 porzioni di frutta fresca e 2-3 porzioni di olio extra vergine di oliva come principale grasso da condimento, e 2 porzioni di latticini, di cui una di latte e una di yogurt. Da un punto di vista settimanale si prevede invece il consumo di 3 porzioni di carni, preferibilmente carne bianca, almeno 3 porzioni di pesce, almeno 3 porzioni di legumi, 2 porzioni di formaggi e 2 porzioni di uova. Anche la frutta secca, le olive e i semi oleosi si inseriscono a pieno nel modello mediterraneo con 3-4 porzioni a settimana. A tutto ciò, come pilastro della piramide alimentare, si aggiunge un consumo di almeno 10-12 bicchieri di acqua e una regolare attività fisica di almeno 30 minuti al giorno.

Un’alimentazione cosi impostata e con una corretta variabilità in alimenti permette di soddisfare i fabbisogni energetici, di macro- e micronutrienti. Ma per quale motivo gli alimenti sopra elencati sono cosi importanti ?
Il consumo di cereali integrali (pasta, riso, farro, orzo) è associato a una migliore qualità della dieta (più alto intake di fibre, vitamina A, E e B e più basso intake di grassi saturi, colesterolo, zuccheri semplici e sodio), a una riduzione del rischio di malattie croniche (diabete di tipo 2, malattia coronarica e ipertensione), a un minor rischio di aumento di peso e a una più bassa mortalità. Una dieta ricca di carboidrati integrali si è dimostrata in grado di ridurre del 50% l’incidenza del diabete a lungo termine.
La frutta e la verdura sono ricche di vitamine, minerali, fibra, polifenoli e antiossidanti che li rendono un cibo efficace per la prevenzione dell’obesità e di altre malattie cardiovascolari. Senza il consumo di frutta e verdura sarebbe impossibile soddisfare i fabbisogni di vitamine e minerali.
I legumi, quando consumati insieme ai cereali integrali, sono una buona fonte proteica, di fibre, vitamine del gruppo B e minerali, soprattutto ferro e calcio. I legumi non devono essere considerati come un contorno, ma un’alternativa a carne, uova, pesce e formaggi.
Il consumo regolare di pesce, soprattutto il pesce azzurro (sardina, aringa, alice, sgombro), frutta secca (noci, mandorle, nocciole) e semi oleosi (semi di lino) permette di soddisfare il fabbisogno di EPA e DHA e dell’acido grasso essenziale acid-α-linolenico. Questi lipidi hanno una serie di effetti benefici sull’organismo in quanto migliorano la funzione insulinica e il profilo lipidico sanguigno (colesterolo e trigliceridi), abbassano la pressione sanguigna, migliorano il flusso sanguigno e la perfusione dei tessuti, hanno un effetto anti-infiammatorio e promuovono la perdita di massa grassa.
La carne e il pesce sono entrambi fonte di proteine ad valore biologico, vitamine del gruppo B e minerali, come lo zinco e il ferro. Quest’ultimo è presente nella carne in una forma ad alta biodisponibilità, contrariamente al ferro presente nei legumi, nella frutta secca e in alcuni vegetali a foglia verde. Nei pesci sono anche una buona fonte di vitamina D ed A e di iodio e calcio. Per quanto riguarda le carni e l’effetto che queste hanno sulla funzione cardiovascolare, molto dipende dal tipo di carne consumata. Infatti, un recete documento italiano afferma che le carni avicole sono caratterizzate da un buon profilo nutrizionale. Il loro basso contenuto in lipidi, la maggior parte dei quali sono acidi grassi insaturi, rendono le carni avicole adeguate per tutte le età.
Le uova sono un’ottima fonte di proteine ad alto valore biologico, nonché di vitamine (A, D ed E) e minerali (ferro, calcio e magnesio).
Il latte e i relativi derivati sono un gruppo di alimenti fondamentali a partire dall’anno di vita, in quanto forniscono proteine ad alto valore biologico, calcio altamente biodisponibile, contrariamente a quello presente nei legumi e nella frutta secca, magnesio e vitamine del gruppo B e vitamina D. In più, il rapporto calcio/fosforo presente nel latte è ottimale, in quanto simile a quello delle ossa in accrescimento. Il consumo di latte e derivati permette quindi un corretto accrescimento di ossa e denti e anche un minor rischio di sviluppare le carie.
Gli studi condotti in età pediatrica testimoniano che in bambini e adolescenti che hanno consumato meno latte vaccino è associato un maggior accumulo di grasso sottocutaneo e un maggior rischio cardiometabolico. Quindi, dopo i primi 12 mesi, il latte vaccino e i suoi derivati, se assunti in quantità e frequenze adeguate, sono alimenti da inserire nella dieta. Inoltre, è stato documentato un effetto protettivo del consumo di latte vaccino nei confronti del rischio di insorgenza di tumori al colon retto, alla vescica, alla mammella e nessun effetto sul rischio di tumori all’esofago, ai polmoni alle ovaie, allo stomaco e a livello orofaringeo.

Dr. Lorenzo Piermaria -Nutrizionista