Nutrizione in gravidanza

La gravidanza e l’allattamento sono funzioni fisiologiche caratteristiche dei mammiferi. La gravidanza è limitata ai soli placentati e il rapporto tra madre e feto è molto complesso e profondo: l’aspetto nutrizionale è soltanto una delle problematiche di questa condizione.
Durante lo sviluppo intrauterino si gettano le basi per lo sviluppo di un individuo da un punto di vista morfologico e funzionale. La nutrizione prima dell’embrione e dopo del feto è un punto cruciale nel determinare il corretto o lo scorretto sviluppo del nuovo individuo. Ma grazie a quale organo l’individuo in via di sviluppo riceve il nutrimento necessario a completare il proprio piano morfogenetico ? E in quali modalità ?
Queste domande ci portano a dover chiarire un concetto molto importante, ovvero che la nutrizione del comparto embriofetale corrisponde quasi esattamente alla nutrizione materna. Il comparto materno e il comparto embriofetale sono messi in contatto dalla placenta, che nella specie umana, per sue peculiari caratteristiche, viene definita placenta emocoriale discoidale. Fino agli anni 60’ si riteneva che tutto sommato la placenta umana fosse paragonabile a una barriera, in grado di riconoscere e bloccare tutte le sostanze nocive per il nuovo individuo. In realtà non è cosi. Se la placenta fosse realmente una barriera non sarebbe possibile promuovere l’adattamento del nuovo individuo al reale ambiente che lo aspetta una volta nato. Il contatto con l’ambiente nel mammifero avviene per la prima volta durante la gestazione grazie al fatto che la placenta non funge da vera e propria barriera. Per gli animali la nutrizione materna è lo specchio della disponibilità alimentare trovata nell’ambiente, mentre per la specie umana moderna l’ambiente è rappresentato da ciò che la madre decide di acquistare al supermercato. Anche l’assunzione di droghe, farmaci, pesticidi, coloranti, prodotti cosmetici, tisane, vitamine e il fumo di sigaretta condizionano lo sviluppo.
Ma se la placenta ha la funzione di fungere da specchio dell’ambiente esterno, cosa accade quando la nutrizione materna non soddisfa adeguatamente, per eccesso o per difetto, i fabbisogni del nuovo individuo ? Questa domanda fa emergere il concetto di metabolic programming, secondo cui alcuni eventi che si verificano durante la gestazione, come un’alimentazione materna non adeguata, possono fungere da triggers per lo sviluppo futuro di patologie croniche degenerative e/o stati patologici nel nuovo individuo.
È soprattutto durante le prime fasi della gestazione, intorno al periodo del concepimento, che l’alimentazione gioca un ruolo determinante nella programmazione metabolica del futuro individuo. In questa fase, infatti, le cellule embrionali vanno incontro a un processo di natura genetica che determinerà una diversa espressione dei geni nei diversi tipi cellulari che costituiscono l’embrione. Affinché questo processo possa essere svolto correttamente, alle cellule embrionali sono necessari una serie di nutrienti e nella giusta quantità. Da qui deriva l’importanza di soddisfare le richieste caloriche dettate dalla gravidanza stessa e del fabbisogno di alcuni specifici micronutrienti, come l’acido folico, la vitamina B12, la vitamina B6 e la vitamina C.
Per quello che riguarda la scelta degli alimenti, la dieta della gestante è analoga a quella della donna adulta sana tranne che per l’esclusione delle bevande alcoliche, dei cibi di origine animale crudi o poco cotti e per l’estrema attenzione affinché gli ortaggi e i frutti consumati crudi siano ben lavati o sbucciati. Questo comportamento è giustificato dal fatto che anche batteri, virus e protozoi patogeni possono passare attraverso la placenta e questi agenti biologici possono essere causa di malformazione. In particolare, da un punto di vista alimentare, si presta particolare attenzione all’infezione da citomegalovirus e alla parassitosi da Toxoplasma gondii.
Il citomegalovirus può essere contratto dal contatto con frutta e verdura poggiate sul terreno e con l’urina del gatto. Tutto quello che è a contatto con il terreno può essere infettato dal citomegalovirus. In linea teorica tutto ciò che è crudo può contenere il citomegalovirus, anche salumi e carni crude. Da un punto di vista alimentare, non esiste uno stratagemma utile a evitare l’infezione da citomegalovirus se non evitare il consumo di questi alimenti. Tutte le verdure e i frutti dotati di buccia, se sbucciati, non costituiscono un rischio.
La prevenzione della parassitosi da T. gondii prevede il consumo di carni solo molto cotte o preventivamente congelate per un congruo periodo (preparazioni carnee sottoposte a salagione, corretta stagionatura e/o affumicate quali prosciutti, bresaole e salami non sono fonte di infezione). La frutta e la verdura deve essere lavata attentamente prima del loro consumo, come pure gli utensili da cucina e le superfici che servono alla preparazione dei pasti. Prima di ogni pasto lavarsi le mani, indossare guanti da giardinaggio durante la cura del verde casalingo e poi lavarsi le mani e non entrare in contatto con gatti vaganti o sconosciuti.
Da un punto di vista quantitativo, invece, il fabbisogno energetico-proteico aumenta in base al periodo di gestazione. Il surplus calorico da assumere durante la gravidanza è minimo nel primo trimestre, dove è importante curare soprattutto la qualità degli alimenti consumati, e cresce progressivamente passando dal secondo al terzo trimestre di gravidanza. Analogamente il fabbisogno proteico, come quello calorico, cresce al passaggio da un trimestre a quello successivo.
Per quanto riguarda i lipidi, l’unica variazione è rappresentata dall’aumentato fabbisogno di EPA e DHA. Questo aumentato fabbisogno viene soddisfatto incrementando il consumo di pesce a discapito del consumo di carne, soprattutto nel primo trimestre, quando non è previsto un significativo aumento del fabbisogno proteico.
Tra i minerali, solo il calcio e il ferro hanno un fabbisogno aumentato rispetto a quello della donna adulta sana. In particolare, il calcio sarà necessario al nuovo individuo per un corretto sviluppo di denti e ossa e per mantenere in uno stato di equilibrio le scorte materne dei medesimi organi. Il ferro, invece, sarà necessario per sostenere l’incremento del volume plasmatico e della sintesi di globuli rossi e di emoglobina.
Tra le vitamine, la vitamina A, l’acido folico, la vitamina B12 e la vitamina C hanno dei fabbisogni aumentati. Ad eccezione dell’acido folico, per cui è indicata una supplementazione a partire da un mese prima del concepimento, l’aumento della quota calorica necessaria alla gravidanza, se soddisfatto con gli alimenti giusti, copre in genere il maggior fabbisogno vitaminico della gestante.
L’apporto di acqua deve aumentare di almeno 350 ml al giorno, ma è consigliabile un aumento di 500 ml al giorno. Se si è in una condizione in cui la gestante preferisce consumare molti alimenti secchi per evitare il senso di nausea (poca frutta fresca, verdura e latte) e lamenta problemi di stitichezza allora sarà meglio aumentare di 1 L al giorno il consumo di acqua.
A fronte delle criticità nutrizionali messe in evidenza durante la gravidanza sarà importante:
• consumare quantità abbondanti di latte come tale o aggiunto ad altri alimenti per il suo contenuto in proteine ad alto valore biologico, calcio, fosforo, magnesio e vitamine A e B
• consumare quotidianamente proteine ad alto valore biologico come quelle contenute nelle carni, nel pesce e nelle uova
• dare la preferenza al consumo di pesce per il suo contenuto in acidi grassi polinsaturi e per la sua maggiore digeribilità
• consumare quotidianamente ortaggi e frutta fresca per il loro contenuto in vitamine e minerali
• consumare legumi, verdure, frutta e cereali integrali per combattere la stipsi

Dr. Lorenzo Piermaria – Nutrizionista