Fertilità e MaternitàPrevenzione e Salute

Abortività per alterazioni immunologiche

Il problema principale degli aborti per causa femminile è solitamente un’alterata interazione madre-embrione.

Gli esami genetici delle donne abortive risultano spesso normali. Altri fattori includono anomalie cromosomiche come traslocazioni bilanciate, endocrinopatie, trombofilie acquisite o ereditarie e anomalie della cavità uterina, inoltre nel 50% dei casi, non viene identificata alcuna causa e la gestione rimane empirica . Un’interazione embrionale materna anomala include un rigetto dell’embrione semi-allogenico durante la “finestra di impianto”.

All’inizio della gravidanza, il sistema immunitario della donna deve tollerare il feto semi-allogenico  che richiede quindi una tolleranza che altrimenti porta uno squilibrio e indurre il rigetto.
Le condizioni immunitarie alterate,  ad esempio la sindrome da anticorpi Antifosfolipidi,  possono portare alla produzione di autoanticorpi con produzione di  infiammazioni  che possono indurre all’aborto.
L’attivazione di  cellule immunitarie, come le cellule T CD8+ e le cellule Natural killer (NK), possono indurre uno stato pro-infiammatorio che attacca il feto.
Il sistema immunitario può reagire agli antigeni paterni presenti sul feto, potenzialmente producendo anticorpi citotossici anti-paterni o non riuscendo a produrre i necessari anticorpi “bloccanti”.
L’impianto dipende da una serie di eventi specifici che coinvolgono l’utero e l’embrione. Adesione, invasione e vascolarizzazione precoce sono eventi critici e il sistema immunitario innato può controllare la vascolarizzazione uterina locale e il processo di sviluppo embrionale, questi sembrano essere controllati da citochine secrete che probabilmente svolgono un ruolo importante nello sviluppo di un’adeguata recettività uterina, determinando la riuscita dell’impianto.
Si è evidenziata nell’endometrio la correlazione tra l’mRNA delle interleuchine IL12, IL15 e IL18 , lo stato vascolare e la presenza delle cellule natural killer (NK) endometriali con il fallimento dell’impianto ricorrente .
Le citochine IL12-15-18 indica meccanismi immunologici coinvolti nel più ampio contesto di inadeguata recettività uterina IL-18 e IL-15 sembrano essere coinvolte nella ricettività uterina e nell’attivazione delle cellule natural killer uterine (uNK). L’IL-18 è stata a sua volta correlata con IL-15 e IL-12, suggerendo un controllo locale dell’attivazione delle cellule uNK.
Una inadeguata crescita e funzionalità della placenta; al contrario, può causare disfunzione placentare, sviluppo uterino anomalo e, infine, rigetto immunitario. Una variazione rispetto al livello idoneo di una determinata citochina può portare a eccesso o carenza della stessa citochina, tali variazioni possono causare problemi per il successivo impianto. La popolazione leucocitaria preimpianto, rappresenta > 20% delle cellule endometriali
alcuni fallimenti di impianto inspiegabili dopo un trasferimento embrionale possano essere correlati a distinti pattern di disregolazione locale nella rete immunitaria. Sono state riportate variazioni significative nel numero di cellule NK tra le donne con una storia di fallimento di impianto
Altra causa di fallimento di impianto può essere dovuta ad un rapporto alterato tra le molecole CD4 e CD8 presenti sulla superficie dei linfociti T fondamentali per il sistema immunitario. I linfociti CD4+ linfociti T helper hanno un ruolo di stimolare altre cellule immunitarie, mentre i linfociti CD8+ linfociti T citotossici hanno il ruolo di eliminare direttamente le cellule alterate. La valutazione del rapporto CD4+/ CD8+ può avere un ruolo nell’aborto spontaneo inspiegato ricorrente
La valutazione dei leucociti endometriali tramite biopsia in fase secretoria in donne con 2 o più aborti inspiegati e in controlli sani può dare indicazioni.
Da studi eseguiti si è evidenziato che le donne con aborti ripetuti inspiegati presentavano una quantità significativamente inferiore di CD8+ endometriale e di conseguenza il loro rapporto CD4/CD8 endometriali era più elevato rispetto ai controlli, (CD4 presente in quantità maggiore rispetto a CD8). Nessuna differenza significativapresente nei CD4+ endometriali rispetto ai controlli normali .
I dati possono far concludere che il CD8 è più importante del CD4 nelle donne con aborto spontaneo ricorrente. In queste pazienti, il CD8 è più positivo che negativo.
Il problema principale nei fallimenti di gravidanza è un’alterata interazione materno-embrionale. Gli esami genetici, anche se coinvolti in percentuale bassa e con risultati spesso normali, non si possono comunque sottovalutare nelle donne abortive. Altri fattori che includono anomalie cromosomiche quali traslocazioni, patologie endocrine, trombofilie ereditarie e anomalie della cavità uterina non vanno trascurate. In oltre il 50% dei casi, non si riesce ad identificare la causa dell’aborto. Il momento dell’impianto e l’attecchimento sono delicatissimi. Il rapporto interattivo anomalo tra madre ed embrione può portare a un rigetto dell’embrione semi-allogenico durante la “finestra di impianto.
La popolazione leucocitaria preimpianto rappresenta più del 20% delle cellule endometriali, e possono rilevare le differenze tra donne con aborto ripetuto e donne a cui questo non accade. Le cellule immunitarie endometriali sono molto coinvolte nella capacità di un impianto corretto comprese le cellule Natural Killer e l’ambiente batterico endometriale come la percentuale di presenza di lactobacilli che deve essere elevata. Questa valutazione va fatta prima della gravidanza per tutelare l’eventuale embrione.
Quindi, il momento per la biopsia endometriale va valutato con attenzione
In sintesi I valore migliori del rapporto CD4+/cd8 sono quelli in cui il CD4 è minore del CD8 Il rapporto CD4/CD8 si presentano più alti nei casi di aborto rispetto ai controlli, il livello di CD8 si presenta più basso nei casi di abortività.
Non è ancora chiaro come le cellule immunitarie endometriali contribuiscano all’insorgenza di aborti idiopatici ricorrenti e come funzioni un aborto indotto immunologicamente.
Gli effetti immunologici, in particolare quelli che coinvolgono le cellule T helper (CD4) e le cellule natural killer, possono coinvolgere la buona riuscita della gravidanza. Il rapporto CD4+/CD8+ si presenta più alto negli aborti, di conseguenza, il CD8+ è un predittore dell’insuccesso della gravidanza. Quindi la valutazione immunologica che spesso non viene eseguita dovrebbe essere considerata in un percorso per la ricerca di una gravidanza quando questa tarda ad arrivare o si blocca precocemente.

Da Menopause Rev 2023; 22(1): 37-41